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LA SCUOLA OSSERVA IL TERRITORIO

 

     Il Liceo Scientifico Statale “Ernesto Basile” dispone di un bacino d’utenza che si estende in tutta l’area meridionale della città di Palermo. Esso, pertanto, è diventato sempre più, specie negli ultimi anni, un punto di riferimento molto significativo per la formazione superiore di molti giovani, che, prima ancora di frequentarlo, conoscono l’Istituto attraverso la presentazione che ogni anno di esso alcuni docenti propongono nelle diverse scuole medie presenti nel territorio, l’attivazione nei locali del Liceo di corsi per i ragazzi in entrata, la presentazione della scuola alle famiglie durante l’Open day, ecc.

Ma oltre che come istituzione scolastica di primo piano, capace sia di far pervenire tutti gli studenti ad una consapevolezza di base sulle diverse discipline di insegnamento, sia di promuovere, a vario livello, le eccellenze, in vista della prosecuzione degli  studi nelle varie facoltà universitarie, il Liceo Basile si è proposto sempre di più, negli ultimi anni,anche come istituzione culturale, ed in tale veste è diventato sempre più attento osservatore del vasto territorio in cui opera, non solo per interagire con gli altri soggetti culturali in esso presenti, in vista del perseguimento di obiettivi comuni, ma anche per focalizzare i diversi segni (Chiese,eremi,cimiteri, ville, bagli, resti di fabbriche e di mulini, ecc.), che riconducono ad una storia plurisecolare vissuta dagli abitanti di queste zone.

     Le due ricerche storiche che, qui di seguito si propongono – una su “La produzione di cannamele nel castello di Maredolce”, l’altra su “Il sud di Palermo tra passato e presente” – hanno avuto come principale obiettivo proprio quello di suscitare una consapevolezza, quanto più chiara possibile, della storia a cui rimandano tali numerosi segni, in vista di un risveglio e di un pieno recupero della memoria di un passato ricco di eventi e di percorsi esistenziali molto significativi e costruttivi. Si è sempre ritenuto che solo guardando a tale passato attentamente e di continuo è possibile trarre da esso ispirazione per progettare un futuro all’interno del quale gli uomini e le donne, ma soprattutto i giovani di questi luoghi, possano aprire davanti a sé sentieri di vita e non di morte, lungo i quali vedere realizzate le diverse espressioni della propria umanità.

     Si ritiene, inoltre, che il recupero della memoria storica, a cui le due ricerche hanno voluto contribuire, costituisca la strada maestra per sconfiggere le diverse forme di degrado umano e ambientale, i cui residui ancora persistono in queste zone. Guardare esclusivamente ad esse in modo martellante darebbe origine ad una lettura fin troppo riduttiva di questo vasto e variegato contesto. Riscoprire i punti forti della sua storia contribuisce invece notevolmente a neutralizzare, o più ancora a depotenziare, le forze negative che hanno tentato di inibirne lo sviluppo nella direzione della consapevolezza di sé come soggetti creatori di storia.

 

 

                                                      Prof.  Anna Maria Vultaggio.

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